giovedì, ottobre 25, 2007

le case e i negozi del comune di milano in affitto e in vendita

INTERVENTO IN BOZZA

SEDUTA C.C. 17 OTTOBRE 2007

Omissis

Interviene sulla delibera N/121 (Piano di Valorizzazione patrimonio comunale)

 

Il consigliere Baruffi così interviene:

"Grazie, Presidente. Mah, io devo dire che rispetto a questa delibera mi pongo un primo problema di carattere generale, e cioè quello su quale deve essere il ruolo del Comune rispetto alla gestione del patrimonio immobiliare. In questa delibera si mischiano contenuti che sono fra loro molto diversi, ed è una delle ragioni per cui questa delibera non mi piace nel suo complesso. Io credo che il Comune debba avere una politica attiva per aiutare a risolvere o a ridurre i problemi legati alla ricerca dell'abitazione per le categorie deboli, e quindi, per esempio, credo che sia giusto che il Comune decida di mettere in vendita alcune singole unità immobiliari, che ha magari sparse all'interno della città o alcuni nuclei di poche case che possiamo considerare di particolare pregio, perché queste vengano messe a reddito, mentre ritengo sbagliato che il Comune decida di mettere in vendita interi stabili, che sono stati ristrutturati negli anni, con i soldi pubblici, penso a corso XXII Marzo 22 e 30, penso a via Cesariano, a Cicco Simonetta, e credo che invece quegli stabili, su quegli stabili, così come su piazzale Dateo, debba essere fatto uno sforzo per dare gli alloggi alle persone che ne hanno bisogno, che sono nelle graduatorie, che hanno fatto domanda secondo i termini di legge eccetera. Credo che il Comune debba avere un ruolo attivo nel cercare di aiutare l'associazionismo sul territorio comunale, e non penso che si debbano, come ha detto la collega Ciabò, sbattere in periferia le associazioni. Questi sono i termini che ha usato la collega in modo preciso. Io già, come dire, ho un sussulto nel momento in cui sento dire che si devono togliere dal centro per metterle in periferia, le associazioni, ma quando si dice 'sbattere in periferia', vuol dire avere un'idea perversa di come funziona l'associazionismo. Vuol dire pensare che in questa città debba resistere un centro fatto per le attività commerciali e profittevoli ed una periferia da lasciare magari ad un po' di edilizia popolare, ad un po' di associazionismo, perché queste sono cose che danno fastidio in centro. Questa mi pare una visione… io non so, mi auguro sia stato, come dire, un argomento utilizzato un po' in modo maldestro in un intervento accalorato, e che non sia il vero pensiero della collega Ciabò. Penso al ragionamento sui partiti, e mi chiedo se sia legittimo che i partiti abbiano delle sedi del Comune oppure no. Io credo di sì. Se non erro, mi corregga l'Assessore se sbaglio, mi pare che l'UDC abbia una sede in via Silvio Pellico, in uno stabile di proprietà comunale".

(Intervento fuori microfono)

Il consigliere Baruffi così interviene:

"Sì, sì, no, ma io sto dicendo che è legittimo. Mi pare che la Lega abbia la sede in un casello a Porta Genova, alla Darsena, in uno dei punti commercialmente più ambiti della città. I Verdi hanno la sede in via Fiamma, in dei negozi di proprietà comunale. Cioè io credo che sia una cosa giusta che i partiti e le associazioni abbiano accesso a delle proprietà immobiliari del Comune e che su questo il Comune non debba comportarsi da operatore immobiliare, ma debba mantenere un giusto equilibrio fra il reddito che deve essere prodotto da quegli affitti, la sostenibilità, come dire, delle spese collettive, perché questi stabili rimangano in funzione eccetera, ma non si debba avere un atteggiamento punitivo e vessatorio né nei confronti della associazioni né nei confronti dei partiti. Il collega Pagliarini prima ricordava che abbiamo un regolamento comunale, che vincola l'affitto per le associazioni, non per i partiti, per quelle associazioni che non hanno scopo di lucro, che sono riconosciute, che sono negli Albi, che hanno tutta una serie di riconoscimenti, ed il Comune deve affittare con uno sconto mi pare del 70% rispetto ai canoni di mercato. Beh, io credo che quella sia una cosa giusta e negli stabili che andiamo a trattare in questa delibera vi sono casi di questo tipo. Per esempio credo che in via Ortica 19, laddove in un negozio che sul mercato nessuno voleva affittare, tant'è che nessuno l'aveva cercato e voluto, ha sede una comunità di recupero per tossicodipendenti, ha un suo sportello di rapporto con il territorio nel quartiere dell'Ortica. E quello stabile è uno di quelli che si vuole mettere in vendita e mettere quindi a reddito. A me pare un'operazione sbagliata, questa. Quindi esistono tante distinzioni all'interno di questi elenchi e di questa proposta che ci viene fatta dalla Giunta, per cui, come dire, l'alta concentrazione che tutti hanno avuto, i media, i giornalisti, i politici su alcuni aspetti legati più, appunto, a momenti, come dire, carnascialeschi rispetto al tiro al piccione che si sta facendo in questi anni sulla classe politica, o più in generale su tutti quelli che apparentemente hanno dei privilegi rispetto agli altri, beh, con questo meccanismo tutti noi abbiamo alimentato una confusione che, io credo, non solo richieda la maggior trasparenza possibile, ma richiederebbe anche la maggiore calma possibile, quindi non la fretta, proprio per andare a vedere situazioni che si possono scoprire una per una e capire se esiste del marcio oppure no. Io non so se l'Assessore abbia fornito alcune informazioni che in questo momento gli vorrei chiedere, e cioè: di questi affittuari che abbiamo, numero x, numero 100, quanti di questi hanno un affitto, che per la prima volta è stato sottoscritto nel 1953? Quanti ce l'hanno sottoscritto nel 1969? Perché… io non chiedo i nomi, però quando mi si dice che: sono tutti frutto delle vecchie Maggioranze, dei vecchi qua, dei vecchi là, beh, questo è un lavoro semplice, che gli uffici avrebbero potuto fare per dare a tutti un'informazione, non sui nomi, ma di tipo quantitativo, che ci dicesse: beh, di questi 100 affittuari del Comune sappiate che 95 hanno dei contratti che risalgono a più di trent'anni fa. Beh, allora uno faceva un ragionamento, come dire, non sull'onda delle emozioni, ma sull'onda, appunto, dei dati di conoscenza reali. E non aver voluto fornire o non aver saputo fornire o non aver potuto fornire o non averci pensato, è ovvio che per me vuol dire che non si vuole far vedere che anche nel 2005 o nel 2003 o nel 2002 sono stati fatti nuovi contratti di questo tipo, che hanno generato, quindi, posizioni, chiamiamole così, di privilegio in anni recenti, ed è ovvio che questo è un escamotage per non mostrare, chiaramente in maniera trasparente, alla città, che anche nelle Amministrazioni del Centrodestra vi sono state decisioni che possiamo definire in qualche misura poco opportune. Credo che noi avremmo bisogno di un altro chiarimento, che di nuovo chiedo all'Assessore, perché… io non lo so, non ho seguito in Commissione il dibattito, non ho partecipato, magari è stato già detto, però ho chiesto ad alcuni colleghi, che non sapevano neanche loro. C'è una delibera, della Giunta Comunale, del 12 maggio 2003, che è un atto di indirizzo: per l'individuazione di un consulente finanziario, per l'identificazione, l'incremento di valore di mercato del patrimonio immobiliare del Comune di Milano, finalizzati sia al suo miglior rendimento che alla sua vendita, spesa di euro 60.000. Questa delibera è firmata dall'allora assessore Pagliarini. Io prima ho chiesto notizie al collega Pagliarini, che adesso non è più in aula, e lui mi ha detto: guarda, non mi ricordo, francamente, di aver firmato questa delibera. L'ha guardata e mi ha detto: ah, sì, però non so com'è andata a finire quella storia, se ne occupava Porta. Io non so com'è andata a finire questa delibera, non so chi se ne occupasse, non so quale Assessore avesse in capo questa partita, non so se sia mai stata attuata questa delibera, cioè se abbiamo mai speso 60.000 o 50.000 euro per dare un incarico a qualcuno per studiare come valorizzare il patrimonio immobiliare del Comune di Milano, ho in mano una delibera, che è stata fatta dalla Giunta, chiedo di capire com'è andata questa storia. Magari semplicemente nel 2003 poi c'è stato il cambio di Assessore, da Pagliarini a Sanavio… così, hanno detto: va bene, non facciamo più niente di questa valorizzazione del patrimonio immobiliare del Comune di Milano. Però questa è una responsabilità della Giunta precedente, nella quale sedeva il collega Pagliarini al Demanio, ma sedeva il collega Gallera, sedeva il collega Simini, che ancora oggi è Assessore, c'era l'assessore Maiolo, insomma, non è che proprio possiamo sempre dire che non c'è continuità fra questa Amministrazione e quella precedente quando fa comodo - il collega Verga era Assessore anche della Giunta precedente – e, viceversa, quando la situazione, come dire, è un po' più fortunata, dire che: per fortuna che governiamo noi da tanti anni e quindi abbiamo fatto delle cose nel corso di questi anni. Ebbene, che il Centrodestra governi Milano ininterrottamente, a seconda delle declinazioni del Centrodestra, dal '93 o dal '97, è un dato di fatto, e che quindi nell'arco di questi almeno dieci, se non quattordici anni vi sia stato modo di approfondire queste questioni, credo che sia altrettanto un dato oggettivo. Che poi si arrivi oggi a prendere una decisione… insomma, va capito perché prima non è stato fatto, perché prima si sono fatte delle delibere e poi magari non gli si è dato seguito, oppure si è dato seguito, si è dato un incarico a qualcuno, qualcuno ha fatto uno studio e quello studio è finito in un cassetto. Io non lo so. Voglio chiudere facendo ancora due riflessioni: una di carattere generale ed una specifica. Quella di carattere generale è che, l'ho detto ieri in una Commissione che trattava un'altra vicenda, legata alla So.ge.mi: o c'è un atteggiamento coerente da parte di questa Maggioranza oppure bisogna interrogarsi anche su un meccanismo di schizofrenia che vede, come dire, condurre la città di Milano con delle scelte abbastanza balzane. Se noi diciamo… se dice, questa Maggioranza, che il Comune deve… il suo mestiere non è fare l'immobiliarista, bisogna mettere in vendita parte del patrimonio non strategico eccetera, ed è un ragionamento condivisibile, io l'ho detto prima, condivisibile… poi nel merito andiamo a vedere le singole questioni. Beh, allora però non si può, dall'altra parte, dire che una società pubblica come So.ge.mi deve figliare un'altra società, la quale deve ricevere, come patrimonio, pezzi di patrimonio pubblico, aree e stabili sull'area dell'ortomercato, e poi deve andare a cercare partner privati per organizzare dei ristoranti, una Città del Gusto, un albergo, dei corsi universitari sull'alimentazione… insomma, cioè, capiamoci: o si decide che il ruolo pubblico deve essere quello dell'Ente regolatore o si decide che il ruolo pubblico deve essere quello interventista, ma dallo Stato che faceva i panettoni non vorrei che passiamo adesso allo Stato che vende i prodotti enogastronomici o al Comune che vende i prodotti enogastronomici. La cosa invece di carattere specifico, e nuovamente la pongo all'Assessore e chiedo all'Assessore la cortesia di ascoltarmi su questa cosa specifica, perché io leggo oggi, sul quotidiano Libero, che un signore, che ha ricevuto anche l'onorificenza più ambita nella nostra città, l'Ambrogino d'Oro, cosiddetto, e cioè il signor Luini, che fa dei panzerotti strepitosi e che amiamo tutti eccetera, è persona alla quale è intestato un affitto di 60 metri quadri, dice lui, due locali più servizi, che ha da cinquant'anni in Galleria Vittorio Emanuele 92, stando a quello che si dice nell'articolo. Però, dice l'articolo, che: in realtà la casa è abitata da Barbara, una graziosa ragazza bionda. E dice Luini: ce l'ho da cinquant'anni la casa, ma al momento non ci abito io, ma un'amica. Allora, questa cosa non si può fare, io credo. Credo che su questa cosa l'Assessore, se ci sono gli estremi di un esposto alla Magistratura, forse, perché… io non so se sia lecito dare ad un'amica una casa avuta in affitto nel patrimonio pubblico. Io non credo che questo sia lecito. Io credo che qua ci siano gli estremi per cui chi ha in capo l'Assessorato al Demanio, e di fronte a notizie apparse sulla stampa, credo che debba essere l'Assessore per primo a prendere un'iniziativa in questo senso, perché o quella casa è data in affitto ad una persona che ci abita, o se questo signore… ammettiamo anche che non subaffitti, perché non vogliamo pensare certo che Luini subaffitti, ma come può uno, che ha una casa in affitto, dal Comune di Milano, dire: ma non ci abito io, l'ho data in prestito ad una mia amica, che si chiama Barbara, è una ragazza bionda eccetera. Ma, signori, qua proprio non ci siamo. Allora su questo non dobbiamo essere noi ad intervenire, deve essere l'Assessore per primo che faccia chiarezza, di fronte a noi, di fronte alla stampa e di fronte ai diritti dei cittadini milanesi, che non hanno una casa, e non hanno nemmeno un amico che gli dà in prestito la casa che lui ha in affitto dal Comune di Milano".

1 Comments:

At 2:05 PM, Anonymous Anonimo said...

Perche non:)

 

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